IL CLASSICO DI MONDOVÌ AL CERTAMEN CICERONIANUM
Nelle giornate comprese tra giovedì 7 e domenica 10 maggio si è tenuto presso il borgo natale di Cicerone – la piccola ma graziosa Arpino, Comune di appena sei migliaia di abitanti – il sentitissimo Certamen Ciceronianum Arpinas, concorso ormai affermato, giunto alla sua 45° edizione (la prima volta si svolse nel 1981), che vede centinaia di studenti provenienti da tutt’Europa sfidarsi nella traduzione dal latino e nel commento di un brano del genius loci.
L'associazione organizzatrice, presieduta dall'Avvocato Renato Rea, e coadiuvata da numerosissime sponsorizzazioni istituzionali-culturali, ha fornito ai partecipanti, tra cui quattro studenti della IV A Classico (Giulia Basso, Tommaso Borsarelli, Benedetta Rosso e Giulio Toppino) e una della V A di Mondovì (Ludovica Ambrogio), accompagnati dal Prof. Stefano Casarino, una splendida accoglienza e un ottimo soggiorno presso la vicina Cassino.
All'interno di questo contesto piacevole e sereno, si è giunti venerdì mattina all'autentico cuore del Certamen, ossia la traduzione di un brano ciceroniano: per questa edizione è stato selezionato un passo delle Tusculanae disputationes intitolato Quinam essent philosophi, incentrato sul ruolo di fondamentale primarietà che la speculazione e la riflessione intellettuale ancora rivestono nei confronti della tecnica pragmatica. Il cimento si è svolto nelle aule dell'istituto liceale arpinate per la durata di cinque ore.
Nel pomeriggio e nei giorni in seguito alla prova ai circa 270 partecipanti sono state offerte numerose visite meticolosamente organizzate, benché fosse realmente complesso condurre in contemporanea un così ingente numero di giovani latinisti nelle medesime località. Spicca, perciò, tra le mete raggiunte, la splendida Abbazia di Montecassino, dove la comitiva è stata accolta e ospitata amichevolmente dall'Abate emerito, Monsignor Bernardo d'Onorio. Non da meno, comunque, sono stati il tour storico-artistico guidato di Arpino stessa e la breve visione dell'antica acropoli, all'interno di un ambiente quanto più informale e in fondo incentrato sul rapporto tra i giovani studenti nei giorni di soggiorno, anche grazie a momenti liberi e all'accesa serata conclusiva (quella di sabato 9), svoltasi all'insegna della musica e del sano divertimento.
Un’esperienza internazionale ed indimenticabile, che ci ha dimostrato, aldilà di ogni ragionevole dubbio: che il latino non è affatto una lingua morta e che molti giovani di tanti Paesi diversi (questa volta c’erano undici diverse nazionalità) continuano a scegliere e ad appassionarsi a ciò. Perché lo studio, se correttamente inteso e vissuto, è passione e la cultura è fonte di perenne gratificazione e autentica gioia.
Tommaso Borsarelli, 4 A Classico Mondovì



